L'albero della vitaAbuso, Incuria e violenza sul minoreSveliamo il tabù
Un bambino piccolo è totale e spontaneo nelle sue manifestazioni emotive. Poi, con la crescita, impara a distaccarsi dalle emozioni, a scindere quelle “buone” da quelle “non buone”, spostando l'energia dal corpo alla mente; si reprime e si soffoca per lasciare spazio all'efficienza e alla razionalità. Esperienze emozionali traumatiche, come l'abuso sessuale in infanzia, rappresentano un consistente condizionamento inconscio nelle azioni quotidiane dell'adulto, con segnali evidenti a partire dalla fase immediatamente post-traumatica. Il termine abuso sessuale indica “un'imposizione sessuale su un bambino, da parte di una figura adulta”. I casi più numerosi nelle denunce (70-80%) sono quelli di rapporti padrigno-figlia e padre-figlia (incesto), ma si verificano anche in casi di zio-nipote, fratello-sorella, padre-figlio, madre-figlia, nonno-nipote. L'incesto è il tipo più comune di molestia sessuale nell'infanzia, con più del 75% delle aggressioni sessuali in cui l'autore del reato è un parente. Raramente viene denunciato l'incesto madre-figlio. L'età media delle vittime di incesto è tra gli 8 e 12 anni. In almeno il 30% delle famiglie con più di un bambino, nell'incesto è coinvolto più di uno di essi. Nel 50% dei casi riferiti dai servizi sociali, oltre all'incesto era stato commesso anche abuso fisico e negligenza su uno o più bambini (incuria, discuria, maltrattamento[1]). Nel 25% dei casi si trovano storie di incesto nell'anamnesi di uno o entrambi i genitori. Il padre ha una storia di potus circa nel 50% dei casi e si è verificato almeno un 5% di tentati suicidi nella famiglia in seguito alla formulazione dell'accusa di incesto. Alcuni studi condotti in Germania su vittime di incesto hanno evidenziato come sia notevolmente utilizzata dai bambini la comunicazione non verbale per trasmettere sentimenti di disagio, frustrazione e svalutazione personale. Il 31% presenta scadimento scolastico, il 25% mostra problemi comportamentali, di cui i principali sono la menzogna, la promiscuità, la tendenza alle fughe e al vagabondaggio; il 28% sono depressi, il 20% ha sintomi psicosomatici e il 16% soffre di gravi disturbi del sonno. Sono descritte anche condotte masturbatorie compulsive. I bambini non parlano del sesso nello stesso modo usato dagli adulti. Generalmente non parlano direttamente del sesso... I piccoli di 2 anni parlano di “aver male”; quelli di 4 fanno commenti oscuri ed incompleti, che devono esser chiariti con l'aiuto di un adulto. I bambini di 8 anni o rifiutano di parlare, o lo fanno dando dettagli sessuali in modo plateale e particolareggiato. Quelli di 10 descrivono il terrore del contatto sessuale, ma si sentono anche intrappolati dalle minacce e dalle lusinghe del padre. Le quattordicenni, vittime di abuso o lolitismo, descrivono il rapporto in un modo che getta tutta la colpa su di loro. Si sentono colpevoli e sleali perché svelano l'incesto, e doppiamente colpevoli perché sanno che avrebbero dovuto parlarne prima o resistere con più efficacia.
La vittima di incesto dall'infanzia all'età di 4 anni Nei bambini che non hanno ancora l'uso del linguaggio, la dimostrazione di abuso sessuale può essere più complicata. Tuttavia è importante che la diagnosi venga fatta, perché è stato riportato il caso di un neonato morto in seguito ad abuso. Le vittime di incesto tra gli 1 e i 4 anni presentano spesso regressione per quanto riguarda il controllo degli sfinteri, disturbi del sonno, paura degli uomini, o un eccessivo attaccamento alla madre. Esse si lamentano di solito di essere state “infastidite” sessualmente; gli arrossamenti possono essere gli unici segni fisicamente visibili talvolta. Renee Brant e collaboratori hanno descritto molti casi nei quali bambini dagli 1 ai 3 anni sono stati in grado di comunicare l'avvenuto abuso sessuale. Brant e collaboratori concludono che i bambini piccoli sono in grado di denunciare un abuso sessuale, che le loro lamentele vanno prese sul serio e che in questo gruppo di età possono risultare molto utili speciali tecniche di esame fisico e di terapia del gioco. Nel caso di un bambino di 3 anni una terapia di gioco dovrebbe prefiggersi questa serie di scopi: 1) aiutare il bambino ad esternare la sua rabbia verso il colpevole; 2) aiutarlo a separarsi da costui (che di solito scompare in modo precipitoso e drammatico); 3) calmare l'ansia del piccolo in modo da eliminare i sintomi e permettergli di tornare a dormire nel suo letto. Se il problema dell'abuso si ripresenta nella famiglia, il bambino piccolo lo segnalerà probabilmente sviluppando sintomi ricorrenti o mostrando un ritardo di sviluppo.
Il bambino in età prescolare o edipica Le situazioni cliniche di incesto più complesse si riscontrano proprio nei bambini di età dai 4 ai 6 anni. Spesso ciò che induce a far visitare la bambina è un disturbo fisico, come un'infezione faringea di gonorrea, o una perdita vaginale; in bambine di età così precoce generalmente è necessario un intervento di chirurgia plastica. Quando l'incesto si verifica a questa età risulta chiaro l'attaccamento morboso della bambina verso l'abusatore, il suo allontanarsi dalla madre e le gravi difficoltà coniugali che derivano dalla situazione. La bambina si sente terribilmente colpevole e completamente tagliati fuori dai rapporti con la madre. Può comportarsi in modo anormale perché non spera più che qualcuno le voglia bene. La terapia individuale della vittima può riuscire a darle la prima opportunità di sentirsi importante per quello che è, e non come pedina nelle continue liti fra i genitori. Sequenze di gioco ricorrenti sono la pulizia compulsiva e la distruzione simbolica ripetuta di entrambi i genitori. E' stato dimostrato che l'incesto nella fase edipica produce inevitabilmente la rottura del rapporto padre-figlia. Raramente si riesce a ricomporre le famiglie dopo un simile avvenimento quando la vittima è in questa fascia di età. Le madri si sentono di dover fare una scelta tra la figlia e il marito.
Vittime in età di latenza La maggioranza dei minori che confessano di aver subìto abuso sessuale sono nell'età di latenza. La soppressione della sessualità, tipica della latenza, è la difficoltà che le bambine provano a parlare dell'abuso sessuale. Esse sono pienamente coscienti della realtà e della sequenza degli eventi, ma il loro imbarazzo circa gli argomenti sessuali può indurle a descrivere gli eventi in modo forzatamente palese, oppure in modo dissociato o assurdo, o anche rifiutarsi di parlare del fatto. A causa della grande importanza della fantasia come difesa, il terapista deve al più presto possibile permettere ai minori di questa età di quanto è accaduto in modo metaforico, piuttosto che in modo diretto. I sogni sono importanti, come pure i disegni e le sequenze di gioco. Il successo della terapia si ha con la rapida trasformazione del trauma sessuale in fantasie di gioco, che possono esser ritrasformate in realtà dal bambino stesso, se necessario. I minori di questa età con un forte meccanismo di difesa, rifiuteranno in maniera persistente qualsiasi tentativi di “far vuotare loro il sacco”. Tuttavia, alcuni di questi fanciulli mostrano una forte determinazione a consegnare alla giustizia l'autore del reato. Essi racconteranno la loro storia pazientemente e ripetutamente, allo scopo di “rendere tutto chiaro” e di assicurarsi che l'abusatore venga punito in modo giusto. Un elemento che si riscontra comunemente è il declino del rendimento scolastico, o un rifiuto della scuola, o l'abbandono di un'attività musicale o sportiva. Uno dei primi scopi della terapia deve essere quello di far ristabilire il rendimento scolastico normale. La fanciulla in età di latenza, a prescindere da quanto sia squallida la realtà della vita familiare, idealizzerà la sua casa e la sua famiglia e sarà terrorizzata all'idea di perdere il suo posto in esse. Presenterà spesso incubi ricorrenti sulla morte e la separazione, o fobie circa il fatto di lasciare la casa o di rimanervi chiusa dentro. Inevitabilmente vedrà i suoi genitori come molto più potenti di quanto non siano, e uno dei compiti più ardui della terapia sarà quello di ridimensionarli agli occhi della bambina. In questo gruppo è comune la presenza di sintomi somatici e della sfera alimentare, che sono spesso il primo segno di una depressione secondaria, conseguente alla separazione da casa, a volte necessaria dopo la segnalazione di incesto.
La vittima adolescente Generalmente l'adolescente è vittima di abuso da lungo tempo qualora questo venga perpetrato da un parente o amico stretto. La vittima adolescente di incesto presenta in modo tipico fughe da casa, promiscuità o tentativi di suicidio. I mutamenti di umore dell'adolescenza richiedono dal terapista un grosso sforzo, poiché può avvenire che l'adolescente sia tranquilla e mostri poco interesse a discutere qualunque argomento durante il trattamento e poi tenti il suicidio subito dopo. Alcune adolescenti possono decidere di abbandonare la casa per poi essere dilaniate dai sensi di colpa per volersene andare. Differentemente dalle vittime in età di latenza, la vittima adolescente spesso desidera analizzare i dettagli sessuali dell'abuso e i suoi sentimenti verso l'abusatore. Alcuni studi analizzano come ci possa essere una correlazione tra attacchi convulsivi isterici o di conversione e casi d'incesto. La vittima di incesto prova senso di colpa, conflitto tra piacere e vergogna e timore di essere controllata, danneggiata o punita. L'attacco isterico ripete i movimenti relativi alla stimolazione sessuale e quelli rilevabili nella resistenza ad un'aggressione sessuale. La sensazione di controllo descritta da molte delle vittime può essere riferita alla capacità delle convulsioni di controllare le loro tensioni, o al potere di influenzare ed impaurire gli osservatori. Se le crisi ripetono i movimenti e i suoni che si verificano durante un atto sessuale, se l'insorgere delle crisi coincide con un grosso cambiamento nel rituale dell'incesto, se le crisi scompaiono quando l'incesto viene discusso con il resto della famiglia, allora tali crisi sono probabilmente psicogene. In tali casi è molto frequente che si sviluppi una bulimia sessuale, ovvero una compulsione a cercare incontri sessuali per tacitare un’angoscia di fondo che non si riesce ad affrontare sul terreno psichico, senza però trarne alcun piacere. Maria Scanu [1] Incuria: mancanza di cure, negligenza riguardo a cose o interessi di persone; Discuria: si realizza quando le cure vengono fornite ma in modo distorto, non appropriato al momento evolutivo; Maltrattamento: il maltrattamento si concretizza ne "gli atti e le carenze che turbano gravemente i bambini e le bambine, attentano alla loro integrità corporea, al loro sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di terzi"(Consiglio d'Europa, Strasburgo 1978)
Scritto il 12/02/2012 alle 21.08 da Maria Scanu Non ci sono allegati per questa notizia "Tutti gli articoli pubblicati, se non diversamente specificato, sono stati scritti per As-Live a titolo gratuito La redazione, tutti i collaboratori e gli autori lavorano per la realizzazione del magazine a titolo gratuito. La pubblicazione As-Live è gratuita ed è diffusa in tutto il territorio nazionale". Questa Notizia è stata letta 332 volte
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